Sito web per fotografi: un confronto tra professionisti

La partecipazione ad un incontro virtuale tramite Google Hangouts con altri fotografi professionisti, organizzato in modo spontaneo da alcuni partecipanti ad un gruppo tematico su Facebook dedicato alla fotografia di matrimonio, è diventato lo spunto per questo articolo.

L’argomento di confronto, deciso in precedenza tramite un piccolo sondaggio, è risultato il sito web e le attività di marketing online.

Premesso che la considero una iniziativa davvero interessante, una sorta di mini barcamp virtuale in cui scambiarsi dubbi e suggerimenti in merito ad un argomento comune, ho partecipato  con piacere all’incontro oltre che per portare il mio contributo e la mia esperienza come fotografo anche per capire se poteva essere utile la mia esperienza come web master e le mie ricerche in merito alle strategie di comunicazione e web marketing, a cui ultimamente insieme a professionisti del settore mi sto interessando molto.

Sono emersi argomenti interessanti che vorrei condividere, perché potrebbero essere utili o fornire spunti di riflessione anche ad altri colleghi.

  1. Aggiornamento contenuti

E’ emersa una certa difficoltà nell’aggiornare con regolarità il proprio sito web, in particolare in merito alla pubblicazione degli ultimi lavori effettuati.

Il suggerimento più semplice e apparentemente banale è stato quello di cercare di aumentare la percezione dell’importanza di quell’operazione nel nostro business e di inserirla quindi nel proprio workflow, come se fosse effettivamente parte integrante della lavorazione di quello specifico servizio fotografico.

C’è anche un suggerimento meno banale e più articolato, ma lo vedremo più avanti quando si parlerà di strategia di comunicazione.

  1. Struttura del sito web

Come organizzare la struttura del sito, in particolare per chi segue più generi fotografici rivolti a due target differenti (ad esempio matrimoni e ritratti)?

Quando la separazione dei due generi è abbastanza netta, utilizzare una home generica in cui si indirizza il visitatore verso una seconda home dedicata può essere una soluzione interessante e funzionale. L’esempio più tipico è un ingresso “matrimoni” ed un ingresso “fotografia di famiglia”

Questa struttura consente di avere di fatto 3 home page, una generica e due specifiche. Oltre a dividere in modo netto il sito in due sezioni, facendo in modo che l’attenzione del visitatore si concentri su quello che sta effettivamente cercando e non si disperda verso contenuti che non gli interessano, aumenta di riflesso la possibilità che Google trovi il vostro sito. Inoltre diventa semplice condividere la home più appropriata nel contesto specifico, ad esempio la home dei matrimoni in un contesto dedicato a quel settore e la home dei ritratti di famiglia (neonati, gravidanza ecc.) in un gruppo in cui si parla di gravidanza o neonati.

Come strutturare la Home in modo da renderla interessante ed invitare i visitatori a proseguire?

La home dovrebbe presentare un assaggio di tutto quanto c’è nel sito e dovrebbe essere un invito a proseguire nella navigazione per approfondire. Va considerata come la vetrina su strada di un negozio, deve invitare ad entrare.

E’ semplice farlo con i testi, con il classico assaggio seguito dal tasto “scopri di più”, un po’ meno immediato riuscire a farlo con le immagini. Per questo l’eventuale gallery iniziale, la classica Slide che si trova in testata, dovrebbe essere molto ridotta, un assaggio delle vostre 4-5 immagini migliori, talmente belle da spingere chi vi entra appunto a “scoprire di più”.

A quel punto deve esserci qualcosa di semplice per proseguire: una gallery completa, una sezione con tutti i servizi o qualcosa di simile.

Inoltre una gallery ridotta significa minor tempo per caricare a pagina, e per una home è fondamentale. Ricordate che in quel momento il visitatore che non vi conosce ancora non vi ha scelti, per cui è un attimo abbandonare la pagina ad esempio perché non si carica o si carica in parte. Oltre al fatto che Google penalizza le pagine con caricamento troppo lento.

Come gestire le gallery/portfolio?

E’ emerso che le gallery migliori, una volta che è stata catturata l’attenzione del visitatore, sono le storie complete, un matrimonio raccontato dall’inizio alla fine ad esempio, piuttosto che gallery tematiche o un insieme di tantissime immagini “belle” ma che non raccontano nulla. Gallery di questo tipo possono essere più utili in contesti differenti, come ad esempio la fotografia di ritratto.

Per questo motivo una sezione “wedding stories” o “ultimi lavori” che dir si voglia è più indicata rispetto ad un generico “blog” che venga utilizzato solamente per pubblicare servizi completi. Il blog andrebbe riportato al suo utilizzo originale, ovvero una sorta di diario in cui raccontare qualcosa di sè, del proprio lavoro, qualcosa di interessante da condividere. Se non pensate di avere questo tipo di contenuti inutile mantenere quella sezione. Meglio togliere il blog o parcheggiarlo in attesa di tempi migliori. E torniamo ancora al discorso della strategia che vediamo più avanti.

Un’idea interessante è stata quella di utilizzare come gallery principale della home una serie di immagini che puntino ciascuna, con un apposito link o cliccando sull’immagine stessa, al relativo servizio fotografico completo. Se usate WordPress, il plugin Slider Revolution a questo proposito è ottimo per creare slider con testi e link.

  1. Sito solo in inglese o bilingue?

Cosa succede al posizionamento se rifaccio un sito solamente in lingua inglese? La risposta è semplice: viene trovato da ricerche in quella lingua, ma viene ovviamente decisamente penalizzato per ricerche in lingua italiana, a meno che non si cerchi direttamente il nome del fotografo.

Se la direzione verso cui si vuole andare è quella di avere una clientela internazionale, e solamente quella, la scelta è quella giusta, ma se si vuole mantenere anche un mercato italiano o locale è necessario per forza realizzare il sito in doppia lingua, ad esempio  tramite il plugin wpml che consente di creare in modo semplice i contenuti in due lingue senza duplicare tutti i contenuti multimediali. Da evitare la doppia lingua all’interno della stessa pagina, che manderebbe ancora più in confusione Google.

  1. Template generico o Flothemes?

Alcuni colleghi hanno riportato le proprie esperienze nell’utilizzo dei template di Flothemes per la realizzazione del proprio sito in autonomia. E’ emerso che pur essendo un tema ottimizzato per la realizzazione di siti senza particolari competenze tecniche e supportato da una buona rete di assistenza, non è esente da problemi che in alcuni casi richiede di intervenire direttamente sul codice php o css, soprattutto se si vuole ottenere qualcosa di diverso dallo standard proposto dal tema acquistato.

L’utilizzo di template generici d’altro canto espone al rischio di acquistarne uno che non è completamente configurabile, rischiando di ritrovarsi con qualcosa per cui ancora una volta è necessario intervenire direttamente sul codice per riuscire ad ottenere quello che si vorrebbe.

In genere sono tutti problemi risolvibili, ma certo andrebbe messo sul piatto della bilancia anche il tempo impiegato per la realizzazione e i compromessi che bisogna accettare.

Qualcuno ha anche detto “io me lo sto facendo fare così se qualcosa non va so con chi prendermela”. Auspicandoci di non dover arrivare mai a queste situazioni, è innegabile che avere qualcuno che si occupa della realizzazione del sito è un bel sollievo, se non altro in termini di certezza del risultato, per non parlare di tutto il tempo e i grattacapi risparmiati, spesso a cifre non più così alte come poteva essere in passato. Insomma, un buon “vetro” in linea di massima costa molto di più.

Un’altra testimonianza ha evidenziato che il rivolgersi ad una web agency generalista, non scelta con cognizione di causa ma per uno scambio di favori, possa portare più problemi che benefici. Un po’ come per la scelta del fotografo e di tanti altri professionisti, anche nel caso di chi ci dovrà cucirci addosso il nostro vestito virtuale la scelta non dovrebbe essere fatta in modo superficiale. Andrebbe scelto oltre che il professionista anche il tipo di persona che si occuperà di noi, la sua modalità di approccio, la sua sensibilità, e solo alla fine l’aspetto tecnico che è la cosa meno importante. Il rischio altrimenti è quello di ritrovarci con un sito magari tecnicamente ineccepibile ma che non ci rappresenta.

  1. Come faccio a farmi trovare?

Questa è la domanda ricorrente in ogni contesto e la risposta è sempre la stessa: non esistono formule magiche, una volta ottimizzato il sito come struttura, parole chiave nei punti giusti ecc., attività che si può fare in autonomia o con l’aiuto di un professionista che per una cifra ragionevole analizza il sito evidenziandone errori e criticità, lo step successivo è sempre il solito: contenuti interessanti e di qualità e condivisione nei canali strategici.

E qui apro una grande parentesi che si chiama:

  1. Strategia di comunicazione

Non ne abbiamo parlato in modo molto approfondito un po’ perché esula un po’ dal sito web nello specifico, e un po’ perché sono considerazioni che ho fatto personalmente a monte, analizzando tutto ciò che è uscito durante il collegamento. Diciamo quindi che è la mia analisi finale, e ci tengo ad accennare qualcosa al riguardo in quanto è un argomento di cui si sottovaluta enormemente l’importanza, un po’ perché si conosce poco questo approccio, un po’ perché non si tratta di una formula magica per “arrivare in prima pagina su Google in 2 settimane” ma di un metodo strutturato che richiede un investimento in termini di tempo e di budget e di cui si sente la necessità solitamente dopo che nonostante la fatica e il tempo impiegato in varie attività di promozione e condivisione, ci si ritrova ad un punto di stallo, in cui è chiaro che manca qualcosa per passare al “livello successivo”. Un processo che accade anche nel percorso fotografico del resto, ad un certo punto quello che siamo riusciti a fare da soli non ci basta più.

Ma cosa significa strategia di comunicazione? Significa studiare, definire e attuare, preferibilmente insieme ad un professionista che sa quello che fa ma è possibile farlo anche da soli avendone le competenze, un piano di sviluppo della propria attività nel tempo attraverso delle strategie appunto che permettono di comunicare in un modo che sia giusto per sè stessi e per il proprio modo di lavorare, che consenta di raggiungere obiettivi pianificati nel tempo monitorando il percorso e aggiustando il tiro lungo la strada.

In un piano di questo tipo, il sito web e la pubblicazione su un blog o la condivisione in un social diventano solamente l’anello di una catena e soprattutto qualsiasi cosa si decida di fare non si tratta più di attività fatte a caso ma studiate, pianificate e monitorate per arrivare ad un obiettivo ben preciso, che può essere aumentare i clienti, migliorarne la qualità, cambiare la politica dei prezzi, raggiungere un target differente ecc. ecc.

Se notate, non ho nemmeno nominato la parolina magica “SEO” di cui tutti si riempiono la bocca. Quelle sono le scorciatoie, le tecniche più o meno efficaci per cercare di arrivare più in fretta, sempre che ci si riesca. Ma non è, secondo me, la via che fa per noi, che oltre al nostro lavoro ci mettiamo anche la faccia.

E forse questo potrebbe essere un ottimo argomento da proporre in un prossimo incontro virtuale.

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By |2016-01-29T07:57:38+00:00Gennaio 28th, 2016|Fotografia, Web|2 Comments

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2 Comments

  1. Daniela 29/01/2016 at 10:20 - Reply

    Fabio, un articolo veramente interessante. Hai riassunto molto bene i punti del nostro incontro e le tue conclusioni personali sono uno spunto importante. Grazie e alla prossima!

    • fabio 29/01/2016 at 10:35 - Reply

      Grazie a te Daniela gentilissima!

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