Running, Fotografia e Vita

Dalla scorsa primavera ho iniziato a correre con una certa regolarità. Potrei scrivere per ore di questa attività che va ben oltre il semplice gesto fisico, ma volevo concentrarmi su una riflessione in particolare, ovvero il parallelo tra la corsa, la mia attività lavorativa e la vita in generale.

Una delle cose più difficili dei lavori creativi e delle attività in genere in cui non c’è una vera e propria routine è proprio quella di mantenere la concentrazione e di lavorare spesso per qualcosa che forse porterà un risultato a lungo termine, ma potrebbe anche non portare a nulla. Spesso la differenza viene data proprio dall’obiettivo finale e da quanto siamo coscienti di quello che stiamo facendo e di dove vogliamo andare. Senza avere quello la nostra attività rischia di perdersi in una sequela di cose da fare, quando siamo in un periodo lavorativo positivo, o in una sorta di apatia creativa nei momenti in cui le cose non girano come vorremmo.

La corsa è un ottimo esempio di tutto questo. Ho iniziato a correre con rinnovato entusiasmo nel momento in cui ho cominciato a prendere nota dei tempi e delle distanze percorse e soprattutto nel momento in cui ho iniziato a pianificare questi tempi e queste distanze secondo uno schema flessibile ma preciso. In poche parole mi sono dato degli obiettivi, a breve e a lungo termine.

Ecco quindi che magicamente puntare la sveglia un’ora prima al mattino o tornare più tardi la sera per fare la mia seduta di allenamento non è più così tremendo, anzi, superato il primo momento di pigrizia mentale, mettersi in moto diventa un atto piacevole.

E quando nei momenti peggiori, tipo quando fuori piove oppure la temperatura non è delle migliori, la voglia di rinunciare a quell’allenamento è davvero forte, spesso è sufficiente spostare lo sguardo, il pensiero, un pò più avanti, a quella gara che sto pianificando o alla sensazione che provo quando tutti i muscoli sono caldi e la macchina comincia a girare al meglio per superare questo momento di pigrizia.

Soprattutto la corsa mi sta insegnando a non avere fretta, per permettere al mio corpo di adattarsi alle nuove distanze e alle nuove velocità secondo i suoi tempi, e cosa più importante a “gareggiare” con me stesso e non con gli altri, facendo un gesto che per quanto sia tutto sommato semplice e alla portata di tutti, è comunque diverso per ognuno.

Bene, tutto molto bello, ma che c’entra questo con la fotografia e con la vita?

La motivazione e la tenacia ad esempio che non pensavo di avere e che esce ogni volta che a metà o a tre quarti di allenamento vorrei mollare, fermarmi, rallentare. In questi momenti scatta qualcosa che fa sì che non molli e che mi fa arrivare alla fine di questa cosa apparentemente senza senso che nessuno mi ha chiesto di fare, qualcosa che solo io ho deciso e solo io scelgo ogni volta di portare fino in fondo.

Ecco, stavo parlando di corsa ma potrei tranquillamente sostituire la parola “allenamento” con la parola “progetto fotografico” o “vita” e il senso non cambierebbe.

La corsa assume così un senso molto più ampio rispetto a quello che è, diventa per me una sorta di allenamento su binari paralleli per affrontare le sfide quotidiane lavorative e di vita.

E chi si ferma più adesso.

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By |2016-01-29T08:07:38+00:00Novembre 4th, 2015|Fotografia, Personale|0 Comments

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