Ho sposato un gigante

Aggiornamento: questo post è relativo alla prima serie del 2015, c’è anche un post aggiornato sulla seconda serie

 E così anche questa avventura è arrivata al termine. Inizia questa sera alle 21.10 infatti sul canale digitale terrestre LA5 di Mediaset la prima puntata del docu-reality, come lo chiamano gli addetti ai lavori, dal titolo Ho sposato un gigante.

Ma soprattutto per noi sono arrivate al termine le riprese, dopo quattro mesi di convivenza con l’occhio elettronico delle telecamere che ci ha seguito nei momenti più salienti del nostro vissuto durante quel periodo.

Non nego che siano stati mesi impegnativi, sia psicologicamente che fisicamente, probabilmente molto più di quello che avevamo immaginato quando ci è stato proposto. Proprio per questo sono convinto che nei prossimi giorni, dopo il sollievo di sentirsi finalmente “liberi” dagli impegni,  ne sentiremo in un certo senso anche la mancanza.

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La parte dedicata alle riprese è stata comunque un’esperienza interessante: stare dall’altra parte dell’obiettivo per chi quotidianamente dietro quell’obiettivo ci lavora è davvero una sensazione particolare, anche se non si è trattato di posare o recitare a comando ma di essere semplicemente noi stessi.

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Una cosa curiosa che ho notato tra le tante è che la reazione più tipica di amici a cui raccontavo cosa stavamo facendo era di stupore per il fatto di avere le telecamere in casa. In verità la parte più semplice è stata proprio quella, perchè una volta superato il disagio iniziale di avere spesso gente in casa, ci siamo abituati in fretta a qualcosa che non ha di fatto cambiato nulla delle nostre abitudini.

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Molto più difficile invece abituarsi ad essere seguiti per strada e nei luoghi pubblici: a cena nei ristoranti, nei bar, camminando in luoghi abitualmente frequentati dove ci capitava di incontrare amici e conoscenti, in alcuni ambiti lavorativi, facendo finta di nulla nonostante gli sguardi incuriositi delle persone fossero molto evidenti. Il che è decisamente un paradosso, essendo normalmente abituati ad avere addosso gli sguardi delle persone a causa della particolarità di Manuela. La chiara dimostrazione che la diversità che può imbarazzare non è solamente una caratteristica o una malformazione fisica: è sufficiente qualcosa, qualsiasi cosa, che esca dall’ordinario per farci sentire potenzialmente a disagio.

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Una cosa molto positiva di questa esperienza è che ci ha dato la possibilità di incontrare e conoscere molte persone, in primis gli autori e gli operatori che ci hanno seguiti per tutto il tempo, con i quali abbiamo instaurato un bellissimo rapporto umano oltre che professionale, con tutti gli odi e gli amori del caso quando si parla di convivenza in qualche modo imposta e non scelta, anche se non continuativa.

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Certo non sono mancate le tensioni, i momenti di incomprensione e la voglia di mollare tutto in più di un’occasione, eppure come in tutte le avventure che mi è capitato di vivere nella mia vita quello che rimane è l’esperienza e l’arricchimento che questo percorso lascia dentro.

Come andrà adesso e cosa succederà nel prossimo periodo, durante e dopo la messa in onda del reality, ovviamente non è possibile saperlo. Una cosa importante e fondamentale per me è che non c’è mai stata e non c’è tutt’ora alcun tipo di aspettativa in merito: l’esperienza è nata con l’obiettivo primario di raccontare nel modo più semplice possibile che una vita “normale” può esistere anche quando le premesse non sono quelle che uno si aspetterebbe e che anzi potrebbero spaventare. Se questa nostra esperienza potrà anche in minima parte essere d’aiuto per tutti quelli che vivono situazioni quotidiane di disagio legate alla propria diversità o a quella delle persone che hanno accanto, per me sarà comunque valsa la pena raccontarla.

Chiudo ringraziando davvero con tutto il cuore i ragazzi che ci hanno seguiti durante questi quattro lunghi mesi: Francesco, Ivan, Chiara, Simona in primis e tuttolo staff della Stand By Me

 

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By |2016-04-19T09:40:07+00:00Maggio 19th, 2015|Personale|0 Comments

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